La goccia che scava nella roccia

Lo studio di alcuni esercizi tecnici (soprattuto quelli più scomodi e difficili, ad esempio il Sevcik per la mano sinistra) se eseguiti male o distrattamente, porta a errori più che a benefici.
Ci si contorce, ci si irrigidisce e ci si stressa pur di riuscire a ripetere tremila volte un passaggio con il povero quarto dito che arranca e tenta invano di non farsi venire una tendinite.

Allora, come sempre (sono estremamente ripetitiva, lo so), partiamo dalla postura e dalla caduta delle dita, o meglio della mano. Controlliamo la posizione della mano sinistra, poi la caduta delle dita; una volta che sentiamo che la posizione è corretta (più morbida possibile), proviamo a muovere le dita senza suonare: devono essere rilassate e cadere con naturalezza. Non stringiamo il pollice (proviamo anzi ad allentarlo) e non serriamo le falangi tra loro (proviamo ad allungare l'indice verso il riccio e il mignolo verso di noi). Quando ci sembra che le dita si muovano in modo fluido suoniamo una nota alla volta e controlliamo l'intonazione, ripetendo correttamente (e più volte) le note stonate.
Mi raccomando: senza scivolarella ma alzando e abbassando nuovamente il dito! A questo punto siamo pronti per il nostro "amato" Sevcik (o Schradiek).

Quando penso alla modalità di questi esercizi immagino la goccia d'acqua che, con il tempo e la pazienza, e sempre nello stesso punto, scava la roccia. Se ripetiamo l'esercizio senza curarci di tutti i particolari non otterremo nulla. Meglio fare altro - anche una partita di pallone!

Applichiamoci con costanza e pazienza.... e con estrema attenzione.