La geografia del violino

Nel post sulla memoria ho accennato all'importanza di sapere con molta precisione dove si trovano le note sulla tastiera.
Forse è il caso di tornare su questo argomento...

Quando affrontiamo per la prima volta un brano dobbiamo per prima cosa vedere in che tonalità è scritto, quindi essere coscienti di quante alterazioni ci sono in chiave (e non ridurci al dubbio dell'ultimo momento): dovrò quindi sapere se un fa è naturale o diesis, e così via, all'inizio, non mentre lo suono.
Dopo le alterazioni in chiave dovrò cercare la relativa posizione delle dita, ossia la distanza esatta tra toni e semitoni. Un dito potrà essere leggermente stonato, ma deve avere una sua collocazione ben precisa e non vagare scivolando sulla tastiera. Sulle note che eseguiamo sempre è ovvio e semplice, ma con quelle meno conosciute la distanza non è sempre ovvia.
Suoniamo le note con assoluta coscienza: le distanze devono essere presenti nella nostra testa come una cartina geografica: tono-semitono-un tono e mezzo; per poi proseguire con i salti: terze, quarte e così via. Tra l'altro: suonando con coscienza e con la mano morbida l'intonazione sarà quasi sempre buona.
Evitiamo di buttare la mano a caso aspettando il suono per poi correggerlo. Dobbiamo sapere prima dov'è quel suono e poi produrlo (se cantassimo la nota prima sarebbe ancora meglio).
Cerchiamo quindi di sapere sempre dove sono collocate le dita sulla stessa corda e su corde diverse.
Conoscere la geografia del violino significa essere coscienti della mappa che c'è sulla nostra tastiera.

Alcuni esempi con gli intervalli: una quinta giusta corrisponde a un dito su due corde diverse; una terza si esegue con vuoto-secondo, primo-terzo o secondo-quarto, in posizione diversa a seconda del tipo di terza (maggiore o minore); una quarta a vuoto (o quarto)-terzo, primo-quarto (o vuoto), secondo e primo sulla corda accanto, terzo-secondo (sempre sulla corda accanto).
Ci saranno posizioni diverse delle dita, ovviamente, a seconda del tipo di intervallo.

Armiamo la mano! Cosa vuol dire? Vuol dire che, se vedo una serie di note io saprò prima quale è la posizione delle dita. Un esempio: la vuoto, si naturale, do diesis, re naturale e mi naturale equivale a primo, secondo lontano, terzo vicino e quarto lontano. E se la nota successiva è un sol naturale (sulla corda mi) io dovrò spostare il secondo dito indietro. Se poi ci sarà un si bemolle dovrò mettere indietro il quarto. E così via...

Gli esercizi sulle scale e sugli intervalli sono ottimi;  possiamo anche osservare un brano qualsiasi e visualizzare la posizione delle dita senza suonare.
Il dito deve cadere rilassato, morbido e fermo, senza quella che io definisco "scivolarella", ossia il movimento di aggiustamento sulla tastiera. Meglio stonato o nella posizione sbagliata che il glissando dell'ultimo momento. Il dito deve cadere con sicurezza. Ovviamente parlo di studio! Se in concerto o a un esame ci accorgiamo di un errore ovviamente è da correggere in qualsiasi modo!
Lo studio deve mirare a ottenere una mano solida (quindi cosciente della posizione dei toni e dei semitoni) e cosciente. Poi anche intonata. Ma una nota stonata può capitare a tutti; una nota "nella terra di nessuno" non deve esistere.