La goccia che scava nella roccia

Lo studio di alcuni esercizi tecnici (soprattuto quelli più scomodi e difficili, ad esempio il Sevcik per la mano sinistra) se eseguiti male o distrattamente, porta a errori più che a benefici.
Ci si contorce, ci si irrigidisce e ci si stressa pur di riuscire a ripetere tremila volte un passaggio con il povero quarto dito che arranca e tenta invano di non farsi venire una tendinite.

Allora, come sempre (sono estremamente ripetitiva, lo so), partiamo dalla postura e dalla caduta delle dita, o meglio della mano. Controlliamo la posizione della mano sinistra, poi la caduta delle dita; una volta che sentiamo che la posizione è corretta (più morbida possibile), proviamo a muovere le dita senza suonare: devono essere rilassate e cadere con naturalezza. Non stringiamo il pollice (proviamo anzi ad allentarlo) e non serriamo le falangi tra loro (proviamo ad allungare l'indice verso il riccio e il mignolo verso di noi). Quando ci sembra che le dita si muovano in modo fluido suoniamo una nota alla volta e controlliamo l'intonazione, ripetendo correttamente (e più volte) le note stonate.
Mi raccomando: senza scivolarella ma alzando e abbassando nuovamente il dito! A questo punto siamo pronti per il nostro "amato" Sevcik (o Schradiek).

Quando penso alla modalità di questi esercizi immagino la goccia d'acqua che, con il tempo e la pazienza, e sempre nello stesso punto, scava la roccia. Se ripetiamo l'esercizio senza curarci di tutti i particolari non otterremo nulla. Meglio fare altro - anche una partita di pallone!

Applichiamoci con costanza e pazienza.... e con estrema attenzione.








La bellezza

Quando osserviamo la natura o un'opera d'arte, ascoltiamo la musica.... il nostro cuore si riempie di gioia, di felicità, di benessere.
Il contatto con la BELLEZZA ci porta questo stato d'animo.

La bellezza può essere ricercata giornalmente, anche se a volte con fatica (come sempre), attraverso il contatto con tutto quello che ci circonda: cerchiamo il verde, il sole, osserviamo il colore intenso del cielo in una bella giornata; andiamo a vedere una mostra, o le opere d'arte che ci sono nelle nostre città; ascoltiamo la musica, possibilmente interpreti che comunicano qualcosa con il loro strumento.
E rendiamo noi stessi bello quello che facciamo, dalla cura per la nostra persona a quella per la casa, dal lavoro alle pratiche che ci infastidiscono.

Con lo strumento sforziamoci di rendere bello, il più bello possibile, il nostro suono.
Non esiste una misurazione della bellezza del suono (per fortuna) se non il nostro orecchio, che va allenato semplicemente chiedendogli se il nostro suono ci piace, se è bello.
Possiamo partire, come sempre, dalle corde vuote, magari con un suono leggero che poi diventa più corposo.  Poi anche una breve e semplice melodia.
Ripetiamo un suono fino a quando vibra, fino a quando è pieno di armonici, fino a quando non siamo davvero convinti della sua bellezza - a quel punto ripetiamolo per sicurezza.
L'importante è ricercare la bellezza del suono. Con dolcezza, con pazienza, senza mai aggredire lo strumento (anche se a volte stride e vorremmo buttarlo per terra).



Lo strumento

La definizione di strumento, secondo il vocabolario Treccani, è questa: "arnese, congegno, dispositivo necessario per compiere una determinata operazione o svolgere una attività".


Quando sento dire "che bel suono.... ma che strumento è?" mi viene in mente la risposta data da Uto Ughi a una persona che, dopo un suo concerto, gli disse che il suo violino aveva un suono meraviglioso. Ughi accostò il violino all'orecchio della persona e commentò "senta come suona bene".
Lo strumento è appunto un mezzo. Sicuramente è importante prendersene cura: pulirlo con attenzione dopo averlo suonato (anche l'arco!), controllare sempre che il ponticello non sia inclinato verso il riccio, cambiare le corde, portarlo dal liutaio per la messa a punto....



Quello che trovo una perdita di tempo (materiale ma soprattutto mentale) e incaponirsi sui particolari invece che su se stessi: il suono parte sempre da noi, è come la nostra voce.
Se abbiamo deciso e capito quale è la pece migliore, le corde adatte al nostro strumento, se il violino è a posto.... suoniamo, studiamo! Punto.
E se il suono che abbiamo un giorno (quando magari ci siamo svegliati di cattivo umore) non ci piace, non diamo la colpa a pece-corde-altro, ma rimbocchiamoci le maniche e lavoriamoci fino a quando non lo troviamo.
Io sono convinta, sull'onda di pensieri più orientali che occidentali, che la tendenza del musicista sia di guardare più all'esterno che all'interno. L'eccessiva attenzione (parlo di pensieri ossessivi) agli accessori porta a una distrazione da quelli che dovrebbero essere i nostri obiettivi principali: la musica, il suono!










URBINO Musica Giovani, dal 21 al 27 luglio 2013


Per la prima volta a Urbino un corso rivolto ai giovani musicisti di ogni livello (anche principianti) per offrire l’opportunità a studenti sotto i 16 anni di confrontarsi con nuove realta’ musicali.
Il corso e’ articolato in lezioni individuali di strumento, musica d’insieme e orchestra ed esplorera’, sotto la guida dei docenti, pagine del repertorio con particolare attenzione al periodo barocco/antico.
Inoltre a complemento del corso gli studenti potranno partecipare ai corsi pomeridiani di danza popolare nell’ambito del Corso Internazionale di Musica Antica.



Esercizi di volontà

Per quanto piacevole possa essere stare sul divano a non fare nulla, la sera ci ritroviamo con uno scarsissimo senso di soddisfazione.
Accade invece il contrario quando vinciamo la pigrizia ed esercitiamo, giornalmente, la nostra volontà.  La volontà è come un muscolo e come tale può essere sollecitato ed esercitato per svilupparsi meglio.
Possiamo porci giornalmente degli obiettivi, fare una sorta di "lista della spesa". Gli obiettivi possono riguardare l'alimentazione, il movimento, trascorrere meno tempo davanti al computer e alla televisione, avere cura di noi stessi, leggere... la lista è lunga!

Ovviamente tra questi c'è lo studio dello strumento, lo studio quotidiano fatto di una grande attenzione a quello che si sta facendo, momento per momento.
E' molto più facile prendere il violino e divertirsi suonando quello che più ci piace, magari senza scaldarci, arrivando tesi e contratti e senza una corretta predisposizione mentale allo strumento.
Però credo che sia meno utile ai fini della nostra crescita musicale, che è lenta e costante nel tempo.

Quindi, cerchiamo di prepararci mentalmente e spiritualmente allo studio. Un po' di stretching (questo l'ho già scritto), qualche movimento preparatorio, attenzione alla postura e alla respirazione. Poi esercizi lentissimi sulle corde vuote e sulle cadute delle dita. Infine un po' di tecnica e finalmente.... la musica!
Vincere la pigrizia iniziale significa rispettare il nostro corpo, prepararlo alla musica e rendere il momento musicale qualcosa di speciale, una sorta di rito.
Il continuo esercizio di volontà porterà il nostro corpo a un approccio rilassato allo strumento e a un dialogo piacevole tra noi e la musica.
Poi va benissimo l'eccezione, ogni tanto, ci rende umani!

Diciamo che la volontà mettiamocela da capodanno a natale.... non da natale a capodanno!












Parla con lui

La musica e il linguaggio hanno moltissimo in comune, anche se, al contrario di quanto a volte si pensa,  la musica non è un linguaggio universale.
Cosa significa? Che ogni popolazione ha un suo concetto di musica, così come esprime in modo differente gli stati d'animo. A tal proposito consiglio un libro illuminante di Sloboda intitolato "La mente musicale".

Quello che mi interessa e che riguarda da vicino lo strumento è il parlare attraverso la musica, esprimersi sempre attraverso di essa, anche quando si esegue uno studio di Curci..... anche Sevcik, suvvia!
Quando suoniamo un brano musicale abbiamo la possibilità di eseguirlo come una noiosissima sequenza ritmica (fosse anche un capolavoro della storia della musica) o come qualcosa di sensato.
A prescindere dalla nostra tecnica e dal livello raggiunto, come possiamo fare per dare un senso a quello che suoniamo?
Per me è molto importante capire innanzitutto l'articolazione delle brevi sequenze ritmiche, poi quella armonica e delle frasi.
Per sequenze ritmiche intendo terzine o quartine (eccetera), figurazioni in battere o in levare e così via. Si può pensare alle sequenze ritmiche come a delle parole: ai bambini, per esempio, di fronte alle quartine, chiedo di suonare la parola "tavolino" con il violino. Le parole ci aiutano a capire bene dove si trova  l'accento, ci aiutano a "parlare" con il nostro strumento, evitando di appoggiarsi dove l'arco vuole o dove il braccio cade per forza di gravità! Spesso i problemi tecnici ci portano ad accenti e appoggi sbagliati; ci portano a parlare senza un senso musicale. Un po' come chi parla una lingua straniera.
Di fronte a una sequenza ritmica proviamo prima a ripetere la parola corrispondente nella nostra testa, a immaginarla, a farla risuonare dentro di noi.... e poi a suonarla con le corde vuote. Poi ad eseguire un passaggio pensando a questa.

Il passaggio successivo sarà quello delle frasi musicali. Prima di tutto (magari con l'aiuto dell'insegnante), cerchiamo di capire dove iniziano e dove finiscono.... Poi diamo un senso ad ogni frase, iniziandola con gli appoggi giusti e concludendola sempre con grazia e morbidezza. Pensiamo a un dialogo tra persone diverse, a personaggi di un'opera lirica.

Ricordiamoci sempre di dare un senso a quello che suoniamo; anche se sbagliato sarà sicuramente più interessante di una ripetizione meccanica di note accostate tra loro.
Cerchiamo di parlare sempre attraverso il nostro strumento.




Equilibrio...


Sono convinta che il violino si suoni grazie all’equilibrio del nostro corpo.
Prima di tutto la postura: i piedi ben saldi al suolo, il busto che sostiene, il collo libero e la testa e le braccia che fluttuano nell’aria.

Arriviamo all’arco e allo strumento.
Si dice spesso che si suona con l’indice; è vero, così come è vero che al tallone si utilizza soprattutto il mignolo. Ma è anche vero che l’equilibrio delle cinque dita aiuta a scaricare la forza da ognuna di esse.
E’ l’equilibrio dell’insieme che ci permette di avere forza e eliminare la tensione. Se io riesco a sostenere l’arco con tutte e cinque le dita, come se lo passassi continuamente da un dito all’altro, riuscirò ad alleggerire la presa e a capire meglio cos’è l’appoggio del braccio.
Provate a suonare togliendo le dita dall’arco: togliendo l’indice dalla punta si capisce la sua importanza, così come eliminando il mignolo dal tallone. Lo stesso vale per la “contropressione” esercitata dal pollice, di fondamentale importanza! Ogni dito ha una importanza enorme in ogni punto dell’arco ma viene amplificata solo se condivisa con le altre dita!

Lo stesso vale per la nostra parte sinistra. Il violino si tiene grazie all’equilibrio di una serie di elementi: l’appoggio sulla clavicola, la base del pollice e dell’indice e la mandibola, ossia il peso della testa.
Posso capire questo isolando i vari punti: provate a suonare senza l’aiuto della mandibola (con o senza spalliera, non cambia nulla). Ovviamente con l’aiuto della base del pollice e dell’indice. All’inizio sembra impossibile, poi come per magia si trova un punto preciso in cui lo strumento si tiene quasi da solo. Suonando senza mandibola il violino si muove molto e non si riesce a suonare con facilità; lo scopo non è suonare bene ma trovare un modo rilassato di tenere lo strumento.
Quando poi si torna a suonare con la mandibola il nostro corpo si ricorda che il lavoro non è solo suo ma è condiviso con l’appoggio sulla clavicola e sullla mano sinistra. In questo modo si eviterà di serrare i denti come un mastino napoletano sull’osso della bistecca!