grrrr..... che rabbia!

parte delle volte, quando passa ,ci lascia con una forte amarezza per non essere stati in grado di contenerla. Non è facile capire quando arriva. Diciamo che se ci ascoltiamo giornalmente e se riusciamo a tirare fuori con calma i sentimenti negativi si riesce a evitare l'esplosione. Ma comunque ogni tanto ci passiamo quasi a tutti (tranne i più illuminati).
Ci fa arrabbiare quello che tocca in noi situazioni irrisolte. Una spiegazione alla rabbia c'è sempre. Chiediamoci per quale motivo alcune situazioni ci smuovono più di altre.

La musica, ovviamente, può essere tra queste. Suonare uno strumento ci mette allo scoperto, crea spesso ansie inutili, ci rende vulnerabili e suscettibili alle critiche. Quando suoniamo e non ci viene un passaggio ci arrabbiamo (ricordo una volta di aver dato un calcio al leggio!).
Per quale motivo? Va benissimo provare rabbia ma, come per altri sentimenti, non va bene alimentarla giornalmente.
Fermiamoci, respiriamo, ascoltiamo la parte di noi che si arrabbia con lo strumento. Non la facciamo montare più del dovuto, senza controllo, trasformandoci nell’Incredibile Ulk, incapaci di vedere cosa ci succede. Se riusciamo a osservarci dall'esterno, se ci guardiamo bene, sarà più semplice (e anche divertente, a volte).
Non ha senso arrabbiarci per un passaggio che non ci viene. Fermiamoci e passiamo dallo studio sullo strumento a quello con la testa, cercando di capire come funziona e come affrontarlo. Trattiamo il nostro strumento, ma anche tutto quello che facciamo giornalmente (dal lavoro al rapporto con le persone che abbiamo accanto) con amore e gratitudine. Sono questi i sentimenti che poi ritroveremo nella musica.





La goccia che scava nella roccia

Se lo studio di alcuni esercizi tecnici (soprattuto quelli più scomodi e difficili, ad esempio il Sevcik per la mano sinistra) è eseguito male o distrattamente, porta più errori più che benefici. Ci si contorce, ci si irrigidisce e ci si stressa pur di riuscire a ripetere mille volte un passaggio, con il povero quarto dito che arranca e tenta invano di non farsi venire una tendinite.
Allora, come sempre (sono estremamente ripetitiva, lo so), partiamo dalla postura e dalla caduta delle dita, o meglio della mano. Controlliamo  prima di tutto la posizione della mano sinistra, poi la caduta delle dita; poi proviamo a muovere le dita senza suonare: devono essere rilassate e cadere con naturalezza. Non stringiamo il pollice (proviamo anzi ad allentarlo) e non serriamo le falangi tra loro (proviamo ad allungare l'indice verso il riccio e il mignolo verso di noi). Quando ci sembra che le dita si muovano in modo fluido suoniamo una nota alla volta e controlliamo l'intonazione, ripetendo correttamente (e più volte) le note stonate. Mi raccomando: se il dito è stonato si ripete la caduta e non si aggiusta all’ultimo momento A questo punto siamo pronti per il nostro "amato" Sevcik (o Schradiek).

Quando penso alla modalità di questi esercizi immagino la goccia d'acqua che, con il tempo e la pazienza, e sempre nello stesso punto, scava la roccia. Se ripetiamo l'esercizio senza curarci di tutti i particolari non otterremo nulla. Meglio fare altro - anche una partita di pallone!

Applichiamoci con costanza e pazienza.... e con estrema attenzione.









La bellezza

Quando osserviamo la natura o un'opera d'arte, ascoltiamo la musica.... il nostro cuore si riempie di gioia, di felicità, di benessere. Il contatto con la bellezza ci porta ad uno stato d’animo elevato, piacevole e positivo.
Per questo motivo credo che la bellezza vada ricercata giornalmente, anche se a volte con fatica, attraverso il contatto con tutto quello che ci circonda: il verde, il sole, il colore intenso del cielo in una bella giornata; una mostra o le opere d'arte che ci sono nelle nostre città; l’ascolto della musica che amiamo di più. Cerchiamo di rendere bello quello che facciamo, dalla cura per la nostra persona a quella per la casa, dal lavoro alle pratiche che ci infastidiscono.

Con lo strumento sforziamoci di rendere bello, il più bello possibile, il nostro suono.
Non esiste una misurazione della bellezza del suono (per fortuna) se non il nostro orecchio, che va allenato semplicemente chiedendogli se il nostro suono ci piace, se è bello.
Possiamo partire, come sempre, dalle corde vuote, per poi passare a una breve e semplice melodia. Ripetiamo un suono fino a quando vibra, fino a quando è pieno di armonici, fino a quando non siamo davvero convinti della sua bellezza - a quel punto ripetiamolo per sicurezza.
L'importante è ricercare la bellezza, quel sentimento che ci rende felici. Con dolcezza, con pazienza, senza mai aggredire lo strumento (anche se a volte stride e vorremmo buttarlo per terra).





Lo strumento

La definizione di strumento, secondo il vocabolario Treccani, è questa: "arnese, congegno, dispositivo necessario per compiere una determinata operazione o svolgere una attività".
Quando sento dire "che bel suono.... ma che strumento è?" mi viene in mente la risposta data da Uto Ughi a una persona che, dopo un suo concerto, gli disse che il suo violino aveva un suono meraviglioso. Ughi accostò il violino all'orecchio della persona e commentò "senta come suona bene".
Lo strumento è appunto un mezzo. Sicuramente è importante prendersene cura: pulirlo con attenzione dopo averlo suonato (anche l'arco!), controllare sempre che il ponticello non sia inclinato verso il riccio, cambiare le corde, portarlo dal liutaio per la messa a punto....
Quello che trovo una perdita di tempo (materiale ma soprattutto mentale) e incaponirsi sui particolari invece che su se stessi: il suono parte sempre da noi, è come la nostra voce.
Se abbiamo deciso e capito quale è per noi la pece migliore, le corde adatte al nostro strumento, se il violino è a posto suoniamo, studiamo! Punto. Altrimenti si rischia di non fermare mai questa ricerca dello “strumento”.
E se il suono che abbiamo un giorno (quando magari ci siamo svegliati di cattivo umore) non ci piace, non diamo la colpa a pece-corde-altro, ma rimbocchiamoci le maniche e lavoriamoci fino a quando non lo troviamo.
Io sono convinta, sull'onda di pensieri più orientali che occidentali, che la tendenza di alcuni musicisti sia di guardare più all'esterno che all'interno. L'eccessiva attenzione (parlo di pensieri ossessivi) agli accessori porta a una distrazione da quelli che dovrebbero essere i nostri obiettivi principali.










URBINO Musica Giovani, dal 21 al 27 luglio 2013


Per la prima volta a Urbino un corso rivolto ai giovani musicisti di ogni livello (anche principianti) per offrire l’opportunità a studenti sotto i 16 anni di confrontarsi con nuove realta’ musicali.
Il corso e’ articolato in lezioni individuali di strumento, musica d’insieme e orchestra ed esplorera’, sotto la guida dei docenti, pagine del repertorio con particolare attenzione al periodo barocco/antico.
Inoltre a complemento del corso gli studenti potranno partecipare ai corsi pomeridiani di danza popolare nell’ambito del Corso Internazionale di Musica Antica.



Esercizi di volontà

Per quanto piacevole possa essere stare sul divano a non fare nulla, la sera ci ritroviamo con uno scarsissimo senso di soddisfazione.
Accade invece il contrario quando vinciamo la pigrizia ed esercitiamo, giornalmente, la nostra volontà.  La volontà è come un muscolo e come tale può essere sollecitato ed esercitato per svilupparsi meglio.
Possiamo porci giornalmente degli obiettivi, fare una sorta di "lista della spesa". Gli obiettivi possono riguardare l'alimentazione, il movimento, trascorrere meno tempo davanti al computer e alla televisione, avere cura di noi stessi, leggere... la lista è lunga!

Ovviamente tra questi c'è lo studio dello strumento, lo studio quotidiano fatto di una grande attenzione a quello che si sta facendo, momento per momento.
E' molto più facile prendere il violino e divertirsi suonando quello che più ci piace, magari senza scaldarci, arrivando tesi e contratti e senza una corretta predisposizione mentale allo strumento.
Però credo che sia meno utile ai fini della nostra crescita musicale, che è lenta e costante nel tempo.
Quindi, cerchiamo di prepararci mentalmente e spiritualmente allo studio. Un po' di stretching (questo l'ho già scritto), qualche movimento preparatorio, con attenzione alla postura e alla respirazione. Poi esercizi lentissimi sulle corde vuote e sulle cadute delle dita. Infine un po' di tecnica e finalmente.... la musica!
Vincere la pigrizia iniziale significa rispettare il nostro corpo, prepararlo alla musica e rendere il momento musicale qualcosa di speciale, una sorta di rito.
Il continuo esercizio di volontà porterà il nostro corpo a un approccio rilassato allo strumento e a un dialogo piacevole tra noi e la musica.
Poi va benissimo l'eccezione, ogni tanto, ci rende umani!

Diciamo che la volontà la mettiamo da capodanno a natale.... non da natale a capodanno!