Urbino e la gioia della musica


Urbino è un luogo magico, che emana cultura da ogni pietra. Quando si arriva da Borgo Mercatale si rimane incantati dallo splendido Palazzo Ducale, elegante, bellissimo, direi perfetto così come "La città ideale" che è esposta al suo interno.
A luglio la cittadina si trasforma grazie al Festival di Musica Antica, arrivato quest'anno alla quarantacinquesima edizione. Una manifestazione che, oltre a offrire ai partecipanti masterclass e concerti, fa "risuonare" la città. Da ogni finestra arrivano suoni antichi: viole da gamba, liuti, flauti dolci e traversieri, violini.... E in ogni angolo c'è un musicista che studia, che prova, che si diverte nelle danze organizzate da Paola Della Camera. Ci sono alcuni negozianti che aprono solo poche ore al giorno perché frequentano i corsi!
Quest'anno ho avuto la fortuna di tenere (insieme a Sara Bennici e Ludovica Scoppola), all'interno del Festival di Musica Antica, un corso destinato ai più piccoli. Un'esperienza davvero fantastica!
Bambini e ragazzi, dagli 8 ai 16 anni, si sono ritrovati per studiare e fare musica insieme. Una settimana intensa che si è conclusa con il concerto-saggio finale, sabato 27 luglio, nell'aula magna della scuola Pascoli.
E' stato straordinario vedere la professionalità dei più grandi, che per la prima volta hanno suonato in un ensemble ristretto (con soli sei violini) i concerti per flauto dolce e altri brani per due o quattro strumenti solisti tra i quali il concerto per quattro violini di Telemann e l'Aria sopra la Bergamasca di Uccellini.  I più piccolini sono stati in grado di eseguire un quartetto e di suonare all'interno di in un'orchestra formata da tutti gli allievi del corso.
E' stato molto emozionante vedere la passione, l'entusiasmo, la gioia di far musica insieme; vederli scappare a casa a studiare alla fine delle lezioni; ascoltare lingue diverse (italiano e francese) unite grazie alla musica... Vederli fare capoccella dai palchetti del Teatro Sanzio in occasione dei concerti… e osservare tanti piccoli musicisti girare da soli per Urbino, per la prima volta senza genitori - forse meno tranquilli....? :D

Grazie a Sara Bennici e Ludovica Scoppola
Grazie agli allievi che hanno partecipato e ai genitori che li hanno sostenuti
Grazie all'organizzazione del Festival di Musica Antica

















Che si fa in vacanza?

Ci si riposa!
Il riposo è sacrosanto!
Serve prima di tutto a riprendersi da un anno di lavoro, poi a rilassare il corpo (stanco e stressato) infine a riflettere su quello che abbiamo fatto e vorremmo fare.
Quindi: a prescindere dalla possibilità che abbiamo di andare realmente in vacanza, al mare o in montagna, concediamoci una pausa.
Come già ho detto più volte, lo strumento si studia anche con la mente, imparando a visualizzare gli obiettivi che vogliamo raggiungere.
Prendiamo un quaderno (io adoro blocchi, blocchetti, quaderni, moleskine in particolare!) e iniziamo a scrivere quello che non va nel rapporto con lo strumento: postura, atteggiamento, rapporto "umano", paure....  e quello che vorremmo cambiare. Obiettivi ben precisi che dovremmo conoscere visto che probabilmente ci lavoriamo da tempo.
Trascorriamo del tempo a pensare a come tirare l'arco (lentamente, velocemente), soffermandoci su quello che ci riesce più difficile come per esempio il polso e il mignolo al tallone e l'allungamento del braccio alla punta. Magari possiamo guardare qualche violinista.
Ascoltiamo della buona musica! Suoni meravigliosi!

Godiamoci la vacanza con tanti bei propositi!

E quando torniamo evitiamo di buttarci sullo strumento con l'ansia di non saperlo più suonare solo perché lo abbiamo trascurato per qualche settimana. Il riposo fa bene a tutti!
Cogliamo invece l'occasione per ricominciare da capo, un lento riscaldamento che può durare una o due settimane, che ci prepara al nuovo anno!



La musica è di tutti

Forse per cultura, o per cattiva abitudine, si crede che chi suona uno strumento debba essere per forza un grande e affermato solista.
Suonare è di tutti e tutti possono suonare uno strumento - ovviamente a livelli diversi. E' sbagliato (sinceramente orribile) dire a un bambino "sei stonato!" Ognuno di noi ha capacità diverse; ci sarà chi è più portato per la matematica, chi per lo sport, chi per la musica. Ma impedire lo sviluppo di una di queste capacità è grave e dannoso.
Facciamo sport per divertimento senza essere sportivi (nessuno mai si sognerebbe di giocare a tennis sentendosi un fallito perché non è Agassi); noi donne ci trucchiamo e vestiamo bene pur non essendo attrici o fotomodelle. Per quale motivo chi suona deve essere sempre sotto il giudizio degli altri? E per quale motivo chi suona si deve sentire giudicato?
Come ho scritto altre volte, la musica ci tocca nel profondo, pone il nostro animo a nudo; per questo motivo è sempre difficile esporsi. Se a questa difficoltà si aggiunge il giudizio negativo di chi ci circonda, è normale poi sentirsi degli inetti, suonare con la vocina che ci ripete continuamente "non sei all'altezza, lascia perdere....".
Allora, liberiamo la nostra anima musicale, smettiamola di sentirci inadatti solo perché non suoniamo come Perlman (con tutta la stima che ho per lui) e lasciamoci andare alla musica!
Per anni e anni ho aspettato di: superare il quinto-ottavo-diploma, poi i corsi di perfezionamento; fino a smettere di suonare perché comunque non mi sentivo all'altezza.
Grazie ai miei allievi (soprattutto quelli adulti), mi sono riavvicinata allo strumento; vedevo in loro una passione così grande che mi hanno fatto pensare che non potevo buttare tutto all'aria. Così ho ripreso a suonare, con pazienza e umiltà.
Suono e sono semplicemente me stessa.






grrrr..... che rabbia!

parte delle volte, quando passa ,ci lascia con una forte amarezza per non essere stati in grado di contenerla. Non è facile capire quando arriva. Diciamo che se ci ascoltiamo giornalmente e se riusciamo a tirare fuori con calma i sentimenti negativi si riesce a evitare l'esplosione. Ma comunque ogni tanto ci passiamo quasi a tutti (tranne i più illuminati).
Ci fa arrabbiare quello che tocca in noi situazioni irrisolte. Una spiegazione alla rabbia c'è sempre. Chiediamoci per quale motivo alcune situazioni ci smuovono più di altre.

La musica, ovviamente, può essere tra queste. Suonare uno strumento ci mette allo scoperto, crea spesso ansie inutili, ci rende vulnerabili e suscettibili alle critiche. Quando suoniamo e non ci viene un passaggio ci arrabbiamo (ricordo una volta di aver dato un calcio al leggio!).
Per quale motivo? Va benissimo provare rabbia ma, come per altri sentimenti, non va bene alimentarla giornalmente.
Fermiamoci, respiriamo, ascoltiamo la parte di noi che si arrabbia con lo strumento. Non la facciamo montare più del dovuto, senza controllo, trasformandoci nell’Incredibile Ulk, incapaci di vedere cosa ci succede. Se riusciamo a osservarci dall'esterno, se ci guardiamo bene, sarà più semplice (e anche divertente, a volte).
Non ha senso arrabbiarci per un passaggio che non ci viene. Fermiamoci e passiamo dallo studio sullo strumento a quello con la testa, cercando di capire come funziona e come affrontarlo. Trattiamo il nostro strumento, ma anche tutto quello che facciamo giornalmente (dal lavoro al rapporto con le persone che abbiamo accanto) con amore e gratitudine. Sono questi i sentimenti che poi ritroveremo nella musica.





La goccia che scava nella roccia

Se lo studio di alcuni esercizi tecnici (soprattuto quelli più scomodi e difficili, ad esempio il Sevcik per la mano sinistra) è eseguito male o distrattamente, porta più errori più che benefici. Ci si contorce, ci si irrigidisce e ci si stressa pur di riuscire a ripetere mille volte un passaggio, con il povero quarto dito che arranca e tenta invano di non farsi venire una tendinite.
Allora, come sempre (sono estremamente ripetitiva, lo so), partiamo dalla postura e dalla caduta delle dita, o meglio della mano. Controlliamo  prima di tutto la posizione della mano sinistra, poi la caduta delle dita; poi proviamo a muovere le dita senza suonare: devono essere rilassate e cadere con naturalezza. Non stringiamo il pollice (proviamo anzi ad allentarlo) e non serriamo le falangi tra loro (proviamo ad allungare l'indice verso il riccio e il mignolo verso di noi). Quando ci sembra che le dita si muovano in modo fluido suoniamo una nota alla volta e controlliamo l'intonazione, ripetendo correttamente (e più volte) le note stonate. Mi raccomando: se il dito è stonato si ripete la caduta e non si aggiusta all’ultimo momento A questo punto siamo pronti per il nostro "amato" Sevcik (o Schradiek).

Quando penso alla modalità di questi esercizi immagino la goccia d'acqua che, con il tempo e la pazienza, e sempre nello stesso punto, scava la roccia. Se ripetiamo l'esercizio senza curarci di tutti i particolari non otterremo nulla. Meglio fare altro - anche una partita di pallone!

Applichiamoci con costanza e pazienza.... e con estrema attenzione.









La bellezza

Quando osserviamo la natura o un'opera d'arte, ascoltiamo la musica.... il nostro cuore si riempie di gioia, di felicità, di benessere. Il contatto con la bellezza ci porta ad uno stato d’animo elevato, piacevole e positivo.
Per questo motivo credo che la bellezza vada ricercata giornalmente, anche se a volte con fatica, attraverso il contatto con tutto quello che ci circonda: il verde, il sole, il colore intenso del cielo in una bella giornata; una mostra o le opere d'arte che ci sono nelle nostre città; l’ascolto della musica che amiamo di più. Cerchiamo di rendere bello quello che facciamo, dalla cura per la nostra persona a quella per la casa, dal lavoro alle pratiche che ci infastidiscono.

Con lo strumento sforziamoci di rendere bello, il più bello possibile, il nostro suono.
Non esiste una misurazione della bellezza del suono (per fortuna) se non il nostro orecchio, che va allenato semplicemente chiedendogli se il nostro suono ci piace, se è bello.
Possiamo partire, come sempre, dalle corde vuote, per poi passare a una breve e semplice melodia. Ripetiamo un suono fino a quando vibra, fino a quando è pieno di armonici, fino a quando non siamo davvero convinti della sua bellezza - a quel punto ripetiamolo per sicurezza.
L'importante è ricercare la bellezza, quel sentimento che ci rende felici. Con dolcezza, con pazienza, senza mai aggredire lo strumento (anche se a volte stride e vorremmo buttarlo per terra).