Appeso alla libreria davanti alla quale studio (e o suono), ho la fotocopia delle ultime battute di "Lacrimae" di Benjamin Britten; in realtà si tratta del tema scritto nel 1597, dal John Dowland - precisamente “If my complaints could passion move”.
Io lo suono sempre, come un saluto allo strumento. Così come diciamo buongiorno e buonasera, così come sorridiamo (si spera) alla vista delle persone care, mi piace pensare a una specie di abbraccio allo strumento.
Quindi: scegliete quello che volete, quello che più vi piace, lento, veloce, patetico o scherzoso, e suonatelo tutti i giorni con tutta la gioia che avete e sempre nel modo migliore possibile (tecnica e cuore)...
Il (mio) Bignami
CORDE VUOTE
1: slanci (per la condotta dell'arco, senza peso, molto morbidi).
2: inizio ad aumentare le durate delle note: 2, 4, 6, 8.... 12, 16
(si possono variare slanci e note lunghe così come le corde tra loro: non sempre la stessa, insomma).
3: una scala con varianti: prima lenta, lentissima, poi legata a 2, 4, 8 e tutto l'arco; detaché, staccata, balzata...
MANO SINISTRA
1: caduta delle dita, lentamente (con estrema attenzione a morbidezza, intonazione e posizione della mano)
2: velocità (le dita si alleggeriscono) e studio del movimento del dito al contrario (quando si solleva dalla corda.
3: cambi di posizione: una scala su una corda, con cambi in prima-terza-quinta oppure prima-quarta.... scale a terze su una corda.
4: ottave: morbide, studiate pensando soprattutto alla caduta delle due dita e alla presa della mano partendo dal quarto dito; poi all'intonazione.
Prima la musica poi le parole
Queste di oggi sono considerazioni - e domande.
Mi chiedo sempre per quale motivo molta parte della musica, da quella popolare al jazz, ma anche quella del passato, abbia una notevole dose di improvvisazione.
E mi chiedo ancora per quale motivo i musicisti classici di oggi siano arrivati ad essere ossessionati dalle singole note, per non parlare di dinamica, fraseggi e arcate.
La domanda è provocatoria, nel senso che per alcune situazioni questa attenzione è davvero richiesta (concerti importanti e formazioni d'insieme), ma a volte tutto questo ci fa dimenticare la MUSICA.
Siamo ossessionati da così tante cose (a partire da quelle tecniche che ovviamente hanno la loro importanza), che la musica passa in secondo piano.
La tecnica e la precisione sono fondamentali, così come l'impostazione sullo strumento. Però devono diventare MEZZI per raggiungere qualcosa, ossia la musica, e non fine a se stessi.
Allora, dedichiamo parte dello studio, o meglio dell'esecuzione, alla vera musica: alla bellezza del suono con le arcate che più ci piacciono, al ritmo (che secondo me è fondamentale) anche sbagliando qualche nota e alla nostra interpretazione, con la dinamica che piiù ci piace e le arcate che ci vengono meglio! Se un ritmo non è chiaro sentiamolo prima dentro di noi: lo possiamo riprodurre con le mani, con un qualsiasi oggetto, e poi con le corde vuote, per esempio. Se una frase melodica non viene fuori, cantiamola, immaginiamola, e poi riproviamola (sempre corde vuote prima) sullo strumento.
Insomma... prima di tutto viene la musica, non ce lo dimentichiamo!
ps: "Prima la musica poi le parole" è il titolo di un divertimento di Antonio Salieri
Mi chiedo sempre per quale motivo molta parte della musica, da quella popolare al jazz, ma anche quella del passato, abbia una notevole dose di improvvisazione.
E mi chiedo ancora per quale motivo i musicisti classici di oggi siano arrivati ad essere ossessionati dalle singole note, per non parlare di dinamica, fraseggi e arcate.
La domanda è provocatoria, nel senso che per alcune situazioni questa attenzione è davvero richiesta (concerti importanti e formazioni d'insieme), ma a volte tutto questo ci fa dimenticare la MUSICA.
Siamo ossessionati da così tante cose (a partire da quelle tecniche che ovviamente hanno la loro importanza), che la musica passa in secondo piano.
La tecnica e la precisione sono fondamentali, così come l'impostazione sullo strumento. Però devono diventare MEZZI per raggiungere qualcosa, ossia la musica, e non fine a se stessi.
Allora, dedichiamo parte dello studio, o meglio dell'esecuzione, alla vera musica: alla bellezza del suono con le arcate che più ci piacciono, al ritmo (che secondo me è fondamentale) anche sbagliando qualche nota e alla nostra interpretazione, con la dinamica che piiù ci piace e le arcate che ci vengono meglio! Se un ritmo non è chiaro sentiamolo prima dentro di noi: lo possiamo riprodurre con le mani, con un qualsiasi oggetto, e poi con le corde vuote, per esempio. Se una frase melodica non viene fuori, cantiamola, immaginiamola, e poi riproviamola (sempre corde vuote prima) sullo strumento.
Insomma... prima di tutto viene la musica, non ce lo dimentichiamo!
ps: "Prima la musica poi le parole" è il titolo di un divertimento di Antonio Salieri
Quattro contro uno
Il quarto dito è di sicuro un grande problema per chi suona il violino! Il dito è piccolo ma soprattutto lontano dal pollice. Questo secondo me è il punto sul quale riflettere.
Quando prendiamo un oggetto qualsiasi o ci teniamo all'autobus, usiamo sempre le quattro dita "contro" il pollice. L'opposizione del pollice ci permette di compiere dei movimenti incredibili ed estremamente complessi - come appunto suonare. Se osserviamo le scimmie, che hanno le "mani" simili alle nostre ma senza l'opposizione del pollice, ci rendiamo conto dell'importanza di questo movimento.
Trovo quindi fondamentale, nella tecnica della mano sinistra, usare questo meccanismo (quattro dita contro uno).
Provate a prendere il violino con la mano sinistra mettendolo davanti a voi, all'altezza del braccio. Prendetelo come se fosse un oggetto qualsiasi, stringendo senza pensarci troppo. Poi appoggiatelo sulla spalla e ruotate il braccio, come per suonare. Il pollice si troverà naturalmente davanti al medio (circa).
La posizione del pollice non è rigida né estremamente precisa come le atre (che ovviamente devono cadere in un punto esatto della tastiera): il pollice si posiziona dove c'è bisogno, e può essere modificato a seconda delle esigenze. L'importante è che sia morbido, che non stringa.
Tornando alle quattro dita. Io insegno ai miei allievi a suonare posizionando secondo e terzo dito, poi quarto e, per ultimo, il primo. Il contrario di come mi è stato insegnato da piccola (con tutto il rispetto per i miei insegnanti).
La mano in questo modo mantiene l'assetto di "presa", le quattro dita contro uno: ogni dito ha la sua giusta forza, soprattutto il quarto.
Quindi: pensiamo alla mano sinistra posizionandola con il secondo e terzo dito davanti al pollice, formando un anello. Poi poniamo il quarto in avanti, verso di noi, e il primo indietro, verso il riccio. E' una mano allargata, che permette una grande estensione. Possiamo anche stendere le due dita mobili, quarto e primo, in una sorta di stretching prima di suonare.
Se la mano viene impostata partendo dal primo dito ha invece una sola estensione, ossia quella del quarto dito. La posizione del primo dito di fronte al pollice, inoltre, crea l’effetto “pinza”, ossia serra le nocche tra loro, limitando l’apertura della mano.
Un esercizio: prendiamo il violino come sopra, ruotiamo la mano e proviamo a lasciare cadere naturalmente il secondo dito, così come si trova sulla tastiera, morbidamente; poi proviamo l'intonazione e correggiamo spostando la mano. Spostando la mano e non assestando il singolo dito. Poi aggiungiamo le altre dita: terzo e quarto, infine primo (più morbidamente possibile).
La solita raccomandazione: non aggiustare il dito facendolo scivolare ma alzandolo e ripetendo la caduta, in modo molto fermo.
PS: la posizione del pollice di fronte al medio è una scelta: ci sono bravissimi violinisti e docenti che usano e insegnano invece con l'altra impostazione e suonano benissimo!
Visualizzo quindi suono
Tra i vari modi di studiare credo che la visualizzazione sia fondamentale; inoltre risulta utilissima quando non possiamo studiare fisicamente lo strumento: dolori vari (torcicollo, male alle spalle...) o impegni di lavoro.
Visualizzare significa studiare mentalmente, immaginare quello che si suona. La visualizzazione è una tecnica precisa: non posso visualizzare qualcosa che non so fare. Insomma, anche se visualizzo il concerto di Brahms - che non ho mai studiato... non verrà mai!
Posso però visualizzare quello che conosco, quindi concentrarmi sulla condotta dell'arco, la caduta delle dita, in particolare la coordinazione tra le due. Spesso i problemi arrivano da una scarsa chiarezza di cosa si suona.
Per esempio: ricordiamoci che, se suoniamo delle note legate (4, 6, 8...) l'arco suona una sola nota, non deve fermarsi o incepparsi a ogni cambiamento della mano sinistra. Ancora: quando suoniamo dei cambi di corda è importante pensare al movimento che la spalla fa per modificare la corda che suona (più alta sul sol, più bassa sul mi); in questo caso, per esempio, si può eseguire sulle sole corde vuote.
Dopo aver capito come funziona un pezzo (ritmo, note, arcate e diteggiature...) proviamo sempre a ragionarci su, a pensare a ogni movimento che compiamo. Guardiamo bene la parte, ossia le note, e concentriamoci su quello che deve fare il nostro corpo per eseguirle.
Osserviamo, pensiamo e poi visualizziamo nei minimi particolari, ripassando e ripassando più volte il movimento.
ps: la visualizzazione fa bene anche per altro: ogni tanto possiamo fermarci e "vedere" tramonti, prati verdi, acqua che scorre....
Dai la cera, togli la cera...
Quando si suona uno strumento indubbiamente i pensieri che si accumulano sono numerosi (condotta dell'arco, suono, intonazione, velocità, note giuste, ritmo, interpretazione.....) e spesso possono distoglierci dalla percezione del movimento che stiamo eseguendo.
Così come camminare coinvolge tutto il nostro corpo, quindi muscoli addominali e parte superiore, anche l'atto del suonare dovrebbe essere fatto "con tutto il corpo": piedi sono ben stabili e gli addominali sostengono la parte superiore che deve partecipare attivamente, ossia non essere bloccata.
Una precisazione importante: alcuni movimenti sono corretti e sottolineano il coinvolgimento del nostro corpo, altri invece sono sbagliati (di solito quelli ripetitivi come il dondolio o il piegarsi in concomitanza di una arcata).
Per intenderci: non serve muoversi come in preda al ballo di san Vito, si può anche rimanere fermi, l'importante è che i movimenti siano sciolti e partano dal corpo, dal respiro.
"Dài la cera, togli la cera": perché? Nel film "Karate Kid", che a me è rimasto impresso per questo, il maestro insegnava all'allievo la tecnica del karate partendo appunto dal movimento: non pensare alla mossa di karate, ma al movimento.
"E non dimenticare il respiro".
Due esempi banali: se devo prendere un oggetto che sta su un armadio e mi concentro sul fatto che è lontano, il braccio si irrigidisce; se invece allungo il braccio pensando sono all’allungamento di muscoli e tendini, sarà più facile arrivarci. Se devo aprire un barattolo che non si apre e continuo a forzare non si aprirà mai; se invece mi fermo, lascio la mano morbida sul tappo e aspetto... nel momento giusto, con decisione, il tappo si aprirà.
Nel violino può essere lo stesso: proviamo a visualizzare una arcata, proviamo a pensare al movimento del braccio, della spalla, al respiro.... l'arcata verrà di conseguenza. Magari all’inizio storta, ma ci sarà il tempo per correggerla e di nuovo storcerla con il movimento, fino a quando le due azioni si bilanceranno.
Visualizziamo la nostra immagine, ripetiamola senza lo strumento, e poi suoniamo.
Anche quando suoniamo, pensiamo sempre al movimento, soprattutto a quelli fondamentali: l'articolazione della spalla destra che si muove verso l'alto (quando l'arco è sul sol) o verso il basso (arco sul mi); l'articolazione della spalla sinistra che si muove verso l'interno per suonare il sol e verso l'esterno per il mi. Insomma... suonare può diventare un battito di ali.
Così come camminare coinvolge tutto il nostro corpo, quindi muscoli addominali e parte superiore, anche l'atto del suonare dovrebbe essere fatto "con tutto il corpo": piedi sono ben stabili e gli addominali sostengono la parte superiore che deve partecipare attivamente, ossia non essere bloccata.
Una precisazione importante: alcuni movimenti sono corretti e sottolineano il coinvolgimento del nostro corpo, altri invece sono sbagliati (di solito quelli ripetitivi come il dondolio o il piegarsi in concomitanza di una arcata).
Per intenderci: non serve muoversi come in preda al ballo di san Vito, si può anche rimanere fermi, l'importante è che i movimenti siano sciolti e partano dal corpo, dal respiro.
"Dài la cera, togli la cera": perché? Nel film "Karate Kid", che a me è rimasto impresso per questo, il maestro insegnava all'allievo la tecnica del karate partendo appunto dal movimento: non pensare alla mossa di karate, ma al movimento.
"E non dimenticare il respiro".
Due esempi banali: se devo prendere un oggetto che sta su un armadio e mi concentro sul fatto che è lontano, il braccio si irrigidisce; se invece allungo il braccio pensando sono all’allungamento di muscoli e tendini, sarà più facile arrivarci. Se devo aprire un barattolo che non si apre e continuo a forzare non si aprirà mai; se invece mi fermo, lascio la mano morbida sul tappo e aspetto... nel momento giusto, con decisione, il tappo si aprirà.
Nel violino può essere lo stesso: proviamo a visualizzare una arcata, proviamo a pensare al movimento del braccio, della spalla, al respiro.... l'arcata verrà di conseguenza. Magari all’inizio storta, ma ci sarà il tempo per correggerla e di nuovo storcerla con il movimento, fino a quando le due azioni si bilanceranno.
Visualizziamo la nostra immagine, ripetiamola senza lo strumento, e poi suoniamo.
Anche quando suoniamo, pensiamo sempre al movimento, soprattutto a quelli fondamentali: l'articolazione della spalla destra che si muove verso l'alto (quando l'arco è sul sol) o verso il basso (arco sul mi); l'articolazione della spalla sinistra che si muove verso l'interno per suonare il sol e verso l'esterno per il mi. Insomma... suonare può diventare un battito di ali.
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